Capitolo Centonovanta

È un periodo di grande stress. Ennesimo cambio di lavoro. Ennesimo posto di carne da macello da spostare e sfruttare senza che io possa anche solo proporre qualcosa. Ennesimo posto temporaneo con nessuna possibilità di rinnovo o di stabilità.

Spesso mi fa meno paura la prospettiva di non aver lavoro e vivere sotto un ponte che avere certi impieghi. Ma esistono posti di lavoro dove non fanno di tutto per renderti la vita impossibile?

26 pensieri riguardo “Capitolo Centonovanta

      1. Da quello che vedo ci sono solo parole di conanna, con la scusa “è meglio di non lavorare”. Se non accetti sedici ore al giorno, per sette giorni alla settimana, per quattrocento euro al mese, allora sei considerato uno scansafatiche ingrato. E lo scrivo perché l’ho provato, più volte, sulla mia pelle.

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  1. sono le leggi che permettono ai datori di lavoro di fare ciò che vogliono. vanno cambiate. per farle cambiare bisogna essere convincenti. il vecchio modo di convincere era unirsi e incrociare le braccia, interrompere i servizi e la produzione, creare un danno economico, poi ci pensavano i “padroni” a sollecitare i governanti. qualche volta anche sollecitare i governanti (con il troppo disturbo) è servito per porre limiti ai padroni.

    funziona anche la cattiva fama, compromettere il marchio con la diffusione delle informazioni su quanto siano avidi e poco etici.

    si vuol tornare all’Inghilterra della rivoluzione industriale, puntano lì.
    bisogna che li si fermi e che li si faccia retrocedere.

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      1. sì, hanno iniziato negli anni ’80, anni delle prime e importantissime sconfitte sindacali e degli yuppies, dell’edonismo, del culto della personalità, del mito dell’essere vincenti anche a discapito d’altri e via via andando verso l’oggi

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      2. l’ostracismo verso la persona isolata è semplice, verso più persone è più complicato. A volte anche il vissuto comune sulle condizioni di lavoro aiuta a unirsi, ma ci vuole sempre un po’ di complicità, il messaggio se no resta sterile e ognuno si risolve le cose per conto suo.

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